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kaledo entra in RaiLunedì 14 marzo 2011 alle ore 9.30 il gioco kaled... continua a leggere.
Come si muovono i nostri figli
Urbanizzazione, meccanizzazione, sedentarietà influenzano direttamente lo stile di vita quotidiano dei nostri figli: solo qualche anno fa, il movimento era una parte integrante della quotidianità dei bambini (si recavano a scuola a piedi, si dedicavano prevalentemente a giochi basati sul movimento in spazi non ancora inibiti dal traffico veicolare, ecc.), oggi le trasformazioni indicate garantiscono loro maggiore sicurezza e comodità ma contemporaneamente ne riducono la possibilità di movimento. Di conseguenza, le abitudini sedentarie si insinuano nella personalità già nei primi anni di vita: accompagniamo i nostri figli a scuola e preferiamo utilizzare l’auto o altri mezzi di trasporto anche quando sarebbe possibile fare una passeggiata a piedi o andare in bicicletta; l’ascensore e le scale mobili, sempre più diffuse, non hanno abituato i giovani a salire le scale; la lavastoviglie, l’aspirapolvere e tutti gli altri elettrodomestici facilitano la vita dell’uomo ma ne aumentano la sedentarietà; immaginate se i ragazzi non avessero il telecomando per cambiare i canali alla televisione: forse trascorrerebbero qualche ora in meno davanti al video!
Particolarmente nelle grandi città la carenza di spazi all’aperto per il gioco (parchi, cortili, ecc..), non consente ai bambini di giocare per strada all’aperto con i loro coetanei e la carenza di strutture sportive o i costi di accesso troppo elevati non consentono di effettuare una adeguata attività fisica.
La scuola, luogo ove i bambini devono necessariamente stare seduti per molte ore al giorno, innesca la tendenza alla sedentarietà. Le lezioni di Scienze motorie previste potrebbero svolgere un ruolo importante nel tentativo di sopperire almeno in parte alla “mancanza di movimento” ma risultano generalmente in numero estremamente limitato rispetto a quelle che sarebbero necessarie.
Televisore e computer sono ormai diventati un bene di massa.
Secondo le raccomandazioni internazionali, nella loro giornata, il tempo trascorso dai bambini davanti a TV, videogiochi o computer (il cosidetto screen-time) dovrebbe essere di non più di 2 ore. In Italia, i bambini tra i 4 ed i 14 anni trascorrono circa 2,5 ore al giorno davanti la televisione. Ma il 19% supera le 5 ore al giorno ed il 4% le 6,5 ore .
Secondo studi americani, ogni ora al giorno trascorsa davanti alla TV a guardare programmi televisivi fa aumentare del 6 - 7% il rischio di obesità in un bambino ed avere il televisore in camera da letto innalza tale rischio al 30%. Secondo indagini della Società Italiana di Pediatria circa il 60% dei bambini italiani ha la TV in camera da letto.
I bambini che guardano la TV per 4 o più ore al giorno hanno un BMI (Body Mass Index = Indice di massa corporea) significativamente più elevato rispetto ai loro coetanei che seguono i programmi televisivi per meno di 2 ore al giorno.
Stare seduti davanti ad uno schermo comporta non solo un minore consumo di energia ma è ormai consuetudine accompagnare la visione o il gioco al consumo di cibi molto ricchi di zuccheri semplici e grassi.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 2/3 dei bambini non svolgono sufficiente attività fisica.
Un esame dei dati ISTAT sulla pratica dell’attività fisica in Italia in due diverse forme (pratica di sport o pratica di “qualche attività fisica”) rende visivamente conto di un picco nella fascia di età tra i 6 ed i 17 anni della pratica sportiva che va declinando con il progredire dell’età.
La pratica di “qualche attività fisica”(che presenta un andamento pressoché complementare a quella sportiva) conosce invece un incremento a partire dalla fascia di età tra i 20 ed i 24 anni ed è significativamente ancora elevata (circa il 40%) nella fascia di età tra il 65 ed i 74 anni. Questa circostanza sta a testimoniare una progressiva considerazione dell’importanza dell’attività fisica ed una maggiore attenzione alla prevenzione.
Più in dettaglio, i dati ISTAT rilevano che i valori della pratica sportiva continuativa tra i bambini di 3 - 5 anni di età dipendono essenzialmente dai corsi di nuoto.
Nella fascia di età compresa tra i 6 e i 10 anni, più di 1 bambino su 5, pari al 22,3%, non svolge alcuna attività fisica nel tempo libero .
Un discorso a parte meritano i bambini in sovrappeso o obesi: infatti essi tendono, a causa della loro condizione, ad autoescludersi dalle normali attività ludiche e sportive dei coetanei con i quali non possono competere, causando una situazione di sedentarietà che porta ad un ulteriore aumento di peso. Si instaura così un circolo vizioso di inattività, che porta un bilancio energetico positivo, quindi un aumento dell’obesità dalla quale consegue una riduzione delle capacità motorie, per giungere, infine, ad un grado maggiore di inattività.
È quindi necessario un cambiamento nelle abitudini dei ragazzi in modo che il movimento rientri a far parte della vita quotidiana.
Prima di tutto è necessario acquisire la piena consapevolezza della problematica e della sua gravità: oltre alle tematiche nutrizionali, quelle “in ingresso” al bilancio energetico, una base di conoscenza fondamentale è il consumo energetico legato alle diverse attività fisiche, “in uscita” dal bilancio stesso.
Ecco alcuni suggerimenti per l’attività fisica “pianificata” nella vita quotidiana dei nostri figli, che concede, al loro corpo ed alla loro mente, di raggiungere equilibrio, salute, relax e benessere:
1. pianificare le attività dei bambini in modo che il movimento rientri all’interno della vita quotidiana;
2. scegliere lo sport più adatto al bambino;
3. scegliere il tipo di sport possibilmente gradito al bambino e compatibile con i problemi organizzativi del nucleo familiare;
4. non proiettare sui figli le proprie ambizioni forzandoli sulla scelta di una specifica disciplina;
5. non far praticare al bambino un’attività sportiva intensa;
6. vedere l’attività sportiva come una pratica salutare e non nell’ottica della competizione e del successo con il rischio dell’abbandono se i risultati non sono soddisfacenti;
7. non pensare che il bambino che pratica lo sport deve mangiare di più; è importante, invece, che beva molto.
E’ bene tuttavia evidenziare che, sullo sfondo della conoscenza della problematica e dell’accurata pianificazione delle attività dei figli, un ruolo fondamentale è svolto dall’esempio in quanto i genitori rappresentano un modello per i figli:
• madri attive hanno figli due volte più attivi rispetto a madri inattive;
• padri attivi hanno figli tre volte più attivi rispetto a padri sedentari;
• figli di genitori obesi hanno un rischio maggiore di diventare obesi sia per fattori genetici che per lo stile di vita familiare.